la schedona
Arrivato al mio quinto superbowl in terra americana continuano a sfuggirmi le regole di quella rissa legalizzata che risponde al nome di football.
Certo, apprezzo l’atmosfera festaiola, mi faccio sempre con piacere un’abbuffata di nuovi spot durante l’half time e non mi dispiace bullarmi del fatto di portare bene ma il gioco in quanto tale continua a restarmi abbastanza incomprensibile.
E un’altra delle tradizioni del superbowl che ogni anno non manca mai di farmi sentire ritardato e’ la riffa (o pool come la chiamano qui). Nei giorni che precedono la partita, infatti, negli uffici e nelle scuole di tutta America scoppia la febbre del gioco d’azzardo e cominciano a spuntare queste schedone arzigogolate che mi fanno sempre sentire la mancanza del nostrano 1-x-2.
Funziona cosí (piu’ o meno): si prende un foglio di carta e si divide in 100 quadratini; si fa girare il foglio e ognuno mette il suo nome in uno dei quadratini finche’ non ne restano piu’; per ciascun quadratino occupato si paga una cifra fissa che tipicamente e’ di $5 o $10 ma puo’ essere anche piu’ alta se siete in un gruppo di fanatici delle scommesse. Una volta che il foglio e’ riempito, ciascuna riga e ciascuna colonna viene abbinata in maniera casuale ad un numero da 0 a 9 con un’estrazione.
A vincere e’ chi becca il quadratino che corrisponde all’ultima cifra del punteggio di ciascuna delle 2 squadre a fine Superbowl. Premi di consolazione vanno a chi becca i quadratini che corrispondono al punteggio finale di ciascun quarto. Nel caso della mia pool, per esempio, il malloppo si spartisce cosí: $75 primo quarto, $125 half time, $75 terzo quarto e $225 per il risultato finale.
Le cifre che ho beccato io sono 5-3, 9-5 e 9-8. Ho controllato un attimo e pare che in 46 anni di superbowl questi numeri non siano mai usciti ma, hey, io incrocio le dita lo stesso.

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