palbi

A blog about how neat it is to live in NY and yet how much it sucks not to be in Italy
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Commenti recenti

  • Luglio 14, 2011 10:14 pm

    incontri ravvicinati (con immigrati) del terzo tipo

    La scorsa settimana ho fatto un paio di incontri ravvicinati con immigrati italiani di vario tipo.

    Il primo incontro e’ avvenuto giovedi’ al consolato dove mi sono dovuto recare per ottenere una procura. Non vale la pensa di dilungarsi sulle infinite e misteriose logiche della burocrazia italiana ne’ sul perche’ la via piu’ breve tra 2 punti debba essere per forza l’arabesco che tanto ci ho dedicato gia’ fin troppi post. Ai fini di questo racconto vi basta sapere che per ottenere questo documento mi servivano 2 testimoni, rigorosamente italiani, di fronte ai quali firmare. L’impiegata del consolato mi dice di non stare a portarmi dietro nessuno che tanto 2 buonanime che si prestano a farmi un favore le trovo senza problemi in sala d’attesa. E infatti, con la faccia di tolla che occorre avere in queste situazioni e che a me non ha mai fatto difetto, in sala d’attesa recluto 2 validi esponenti della categoria immigrati del primo tipo (o di prima generazione). Due signori sulla sessantina, uno di Napoli,l’altro di Palermo con una storia simile: partiti dall’Italia che non avevano neanche 20 anni, senza un soldo in tasca, senza conoscere una parola d’inglese e con segnato su un foglio di carta l’indirizzo di un lontano parente o di un amico di un amico di un amico. Uno non torna in Italia da 25 anni, l’altro forse da addirittura piu’ tempo e parla una lingua che e’ uno spasso perche’ l’italiano ormai se l’e’ quasi dimenticato e l’inglese non l’ha mai imparato davvero. Sono arrivati qui, si sono fatti un mazzo tanto facendo lavori manuali e si sono costruiti un famiglia ed un futuro. Adesso sono entrambi in pensione ed erano al consolato per rinnovare i passaporti (scaduti dagli anni 80) in vista dell’agognato viaggio in Italia…il primo insieme ai figli ed ai nipotini.

    Il secondo incontro e’ avvenuto domenica a Williamsburg dove, come ogni anno a luglio, si teneva la tradizionale Festa del Giglio: manifestazione delle piu’ tamarre in cui frotte di famiglie di immigrati del secondo tipo (o di seconda generazione) si riversano per le strade di Brooklyn a cantare, ballare, bere vino e mangiare le brasciole (rigorosamente con la s). Il momento centrale della festa arriva quando un gruppo di giovanotti (dai 18 ai 70 anni) si prende sulle spalle un perticone alto 20m e pesante 1 tonnellata con in cima la madonna del Carmelo e san Paolino mentre la banda suona e il prete si rivolge alla folla in visibilio al grido equivoco di “Viva la maria”. 

    Devo essere onesto, io con questi signori baffuti che indossano la canottierozza bianca, queste casalinghe permanentate cariche d’oro e questi ragazzi iperpalestrati e col capello super ingellato non riesco a sentire una grande affinita’. Sembrano un po’ la caricatura di un ricordo che, invece di essere sbiadito in alcuni punti come i ricordi dovrebbero essere, e’ ricalcato in maniera grossolana. O forse e’ solo che ci ricordano in modo ingenuo e senza filtri alcuni aspetti di quello che significa essere italiani che noi preferiamo, se non proprio nascondere, almeno temperare.

    Questi incontri mi hanno inevitabilmente portato a pensare a noi che siamo immigrati del terzo tipo. Formalmente di prima generazione ma con una storia completamente diversa da quella dei 2 signori incontrati al consolato. Venuti in America a cercare la realizzazione professionale, uno zero in piu’ nello stipendio, inseguire un amore o semplicemente per sfizio e voglia di avventura. C’e’ meno coraggio e piu’ frivolezza nelle nostre storie. Non che sia tutto rose e fiori, non che la strada sia sempre spianata, non che non ci siano anche per noi rinunce e sacrifici. Ma non e’ neanche che sia cosi’ dura alla fine.

  • Giugno 22, 2011 6:19 pm

    Lidia Bastianich

    Lidia Bastianich e’ uno di quei personaggi che in America hanno trovato l’America

    Volto simbolo della cucina italiana negli Stati Uniti, questa signorotta di 60 anni e’ al timone di un impero forte di decine di ristoranti (tra cui l’intramontabile Felidia e l’opulento Del Posto nel Meat Packing), libri di ricette, programmi televisivi campioni d’ascolto, linee di prodotti col suo bel faccione sull’etichetta e piu’ recentemente (assieme a Mario Batali) la nuova avventura imprenditoriale di Eataly che, a quasi un anno dal lancio, continua a registrare file interminabili e tutto esaurito.

    A me personalmente mi ispira abbastanza simpatia per almeno 3 motivi

    1. Anzitutto parla un inglese che definirei gustosamente italiano. Intendiamoci, lo parla benissimo….assai meglio di quanto possa mai sognarmi di parlarlo io e con un vocabolario ricco e colorito… ma anche adesso, dopo aver passato un buon mezzo secolo da questa parte dell’Atlantico, non solo mantiene un accento che piu’ marcato non si puo’ ma si vede proprio che in testa ancora costruisce le frasi partendo dall’Italiano: soggetto-verbo-complemento, principale-subordinata, ecc… Mo, non e’ che in inglese soggetto-verbo-complemento non si usino ma avete capito cosa intendo dire, no?
    2. Secondo poi, e’ un’immigrata di quelle con i contro cazzi. A 10 anni, insieme alla famiglia, scappa dall’Istria a Trieste perche’ il padre c’ha dei dissensi con il regime di Tito. E qualche anno dopo, ancora squinzietta, se ne parte alla volta dell’America dove tira su un impero dal niente. L’impersonificazione dell’american dream, insomma
    3. Terzo e ultimo e’ una di quelle signore un po’ calve…o con il capello ultra-rado diciamo cosi’. E le signore calve, secondo me, sono una di quelle categorie, tipo gli uomini con la cellulite o i neri stonati, che meritano solidarieta’ e rispetto

    E poi cazzo, se ce l’ha fatta la Lidia nella vita, ce la possiamo fare tutti !

  • Maggio 21, 2011 5:16 pm

    Rapture

    Tempo un’oretta e qui dovrebbe scatenarsi la fine del mondo. Letteralmente.

    In citta’ sono tutti abbastanza eccitati…dove per eccitati si intende che ogni occasione e’ buona per uscirsene con una battuta insulsa sul giudizio universale e, a seconda delle preferenze, Justin Bieber, i NY Knicks o Sarah Palin.

    Io dal canto mio sono qui che mi domando come sia possibile che di questa rapture a catechismo non me ne avessero mai parlato. Un mazzo tanto sulle Nozze di Cana che - siamo onesti- non e’ che sia proprio un miracolo di quelli da rimanere a bocca aperta e manco un accenno al fatto che l’umanita’ intera verra’ sollevata a mezz’aria, morti compresi, al cospetto di Gesu’ Cristo (vedi wikipedia per i dettagli)

    Sono abbastanza fiducioso che si siano sbagliati con i calcoli e che il genere umano possa dormire sonni tranquilli ancora per un po’…pero’ il fatto che negli ultimi 10 minuti siamo passati da un bel pomeriggio di sole a questo tempo qui una puntarella mi inquieta, devo ammettere.

  • Maggio 5, 2011 12:24 am

    Vaffanculo Vasco

    Faccio per collegarmi all’home banking ed effettuare un bonifico.

    Quando inserisco la password a sorpresa compare un messaggio che dice “Mascherina, mascherina, dove pensavi di andare ? Se vuoi loggarti hai bisogno della one-time-password”

    Non me la ricordavo questa cosa della one-time-password. Scartabello un po’ per vedere se me la sono segnata da qualche parte ma niente, non salta fuori. Allora mi ricollego al sito per vedere se trovo qualche informazione in piu’ e, prima di potermene rendere conto, mi trovo trascinato un’altra volta nel vortice del nonsense italiano.

    La one-time-password se ho capito bene e’ generata da questo fantomatico strumento che si chiama Vasco Dg Pass Device (un nome una garanzia)

    Praticamente dovrebbe essere una specie di tamagotchi del male che ogni 35 secondi genera una password diversa da usa per loggarsi una volta e una soltanto.

    A me onestamente sembra surreale che all’alba del 2011 uno abbia bisogno di un cazzillo a batteria per accedere al proprio conto corrente. Cioe’ mi sembra proprio contrario a ogni principio della logica e del buon senso. Ma lasciando perdere i discorsi di principio, il vero problema e’ che il cazzillo io non ce l’ho e pensare che la mia banca me lo spedisca qui e’ pura fantasia. Che poi cazzo ne so io di come funziona il cazzillo. Non sarei neanche sorpreso di scoprire che all’estero non va proprio.

    Eh si’,  quei mattacchioni della cassa rurale sono riusciti nella mirabile imprese di togliermi la disponibilita’ dei miei risparmi da un giorno all’altro. Rapina legalizzata a danno di povero emigrante, insomma.

    La sfiga si raddoppia perche’ ho questo bonifico da mandare in Europa e con la caduta libera che ha fatto il dollaro in questo ultimo mese, se lo faccio dal mio conto americano ci smeno la bellezza di 700 Euro soltanto per il cambio. Che va bene far passare tutto in cavalleria pero’, zio bono, 700 Euro come costo per un bonifico mi sembrano un po’ troppi.

    Morale, la prossima volta che sono in Italia dovro’ passare in filiale. No, non per ritirare il cazzillo, ma per chiudere il conto

  • Febbraio 14, 2011 4:19 pm

    machi e fattucchiere

    Di allocchi che non aspettano altro che farsi spennare e’ pieno questo mondo e,crisi o non crisi, per machi, stregoni e fattucchiere ogni giorno e’ il giorno della cuccagna. Se questa cosa e’ vera sia li’ ad itaGLia che qui ad aMMerica, bisogna anche ammettere che alcune sostanziali differenze nella pratiche dell’occulto ci sono tra i due paesi.

    In Italia esiste una versione in svendita, ovvero la zingarella che ti legge la mano sul naviglio per la 10 euro e una versione deluxe, ovvero i paragnosti che c’hanno la rubrichetta notturna sulla tv locale  (o che,  peggio ancora, vanno ospiti su canale 5 la domenica pomeriggio) e che se per caso c’hai la sfortuna che un familiare gli capita tra le grinfie puoi dire addio ai risparmi di una vita.

    Qui in america, la zingarella per strada non c’e’ perche’ se la beccano gli sbirri le fanno passare la voglia di leggere la mano a forza di randellate e, per quanto ne so io, non ci sono neanche i maghi televisivi (ma c’e’ da dire che di day time tv ne vedo proprio zero e, sinceramente, non e’ che sarei esterrefatto se scoprissi che Tyra e Oprah c’hanno una chiaroveggente seduta tra il pubblico parlante accanto al Dr. Phil).

    Quello che in Italia non esiste, e, invece, qui e’ la regola sono le bottegucce di quartiere che operose esperte del paranormale lestofanti gestiscono con lo spirito del piadinaro che ha aperto un negozio col franchisig. Le tariffe non le so di preciso ma penso siano piu’ o meno quelle di un piastrellista e il repertorio spazzia dai tarocchi alla sfera di cristallo. Tutto spesso fatto direttamente nella vetrina dove le cartomanti stanno piazzate comodamente in poltrona cercando di vedere se per strada passa un potenziale pollo. Nel mio quartiere, per esempio, c’e la Gypsy Tea Room. Se il the lo servano a gratis o se si debba pagare il sovrapprezzo non vi saprei dire