palbi

A blog about how neat it is to live in NY and yet how much it sucks not to be in Italy
Ciao! Mi chiamo Palbi e scrivere questo blog è una delle mie cose preferite. Per contattarmi clicca qui

Commenti recenti

  • Gennaio 12, 2012 9:04 am

    Lesson #82

    La lezioni di oggi e’ fatta un po’ col culo. Mica perche’ e’ tirata insieme alla meno peggio (magari un po’ anche per quello) ma piuttosto perche’ si tratta di una colta dissertazione sul singolare utilizzo della parola ass nella lingua americana come elemento rafforzativo del discorso. Prendi un aggettivo, ci appiccichi ass come fosse un suffisso e - boom (o prooot come sarebbe piu’ giusto dire)-  hai bello che creato un’espressione nuova che ha un tono piu’ incisivo, colloquiale e spiritoso della parola originale.

    Disclaimer: e’ un giochino che si puo’ fare praticamente con qualsiasi aggettivo ma prima di andare a strofinare il sedere in posti dove non dovreste vi consiglierei di fare pratica con alcune espressioni molto comuni. L’esempio piu’ facile e’ la parola bad-ass (con o senza il trattino in mezzo) che non significa cul malvagio ma un duro o, in un’accezione piu’ ampia, un fico generico.

    Per capirci, il tizio qui sotto c’ha proprio la faccia del badass

    Altro termine stra-usato e’ big-ass. Non vuol dire sederone ma grande in maniera esagerata. A pensarci bene bigass potrebbe essere la parola americana per antonomasia perche’ qui tutto (con la significativa eccezione del mio appartamento) e’ bigass: dai sandwich multistrati, ai macchinoni super-inquinanti, ai grattacieli con 100 piani. 

    Half-ass e’ il contrario sia di badass che di bigass. E’ un’espressione che si usa per indicare una cosa rachitica, pavida, insicura o fatta senza cuore. Tipo, l’impegno dei politici italiani nel ridursi lo stipendio mi sembra veramente half-assed. 

    Dumb-ass, invece, e’ un modo dei piu’ comuni per dare a qualcuno del cretino. Il termine italiano piu’ vicino probabilmente e’ tonto. Questo tizio qui, per esempio, secondo me c’ha proprio la faccia del dumb-ass.

    E poi ce ne sono tanti altri: crazy-ass per descrivere uno che e’ fuori di testa, fancy-ass per una cosa fighetta (in tono un po’ dispregiativo), lazy-ass per uno che e’ pigro (o che c’ha il culo pesante come si dice in italiano) e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.

  • Dicembre 18, 2011 11:35 pm

    Lesson #81

    Visto che ormai siamo agli sgoccioli e che ve l’avevo promesso ecco qua l’imperdibile lezione d’inglese sul lessico natalizio. 

    Ho diviso il post in 3 parti che sono i capisaldi di ogni Natale che si rispetti: i regali, le decorazioni e i dolci. Si ok, poi ci sono anche la famiglia, il volersi bene e la pace nel mondo ma, per brevita’, in questo post ci focalizziamo solo sulle cose veramente importanti.

    Babbo Natale qui si fa chiamare Santa Claus o semplicemente Santa. L’espressione Father Christmas esiste ma sinceramente non l’ho mai sentita usare nella vita reale…chissa’, forse in Inghilterra. Se hai fatto il bravo il vecchiardo ti riempie la calza (stocking) di regali. Tant’e’ vero che stocking stuffer e’ un modo comune di indicare un pensierino. Se, invece, hai fatto il cattivo ti meriti coal & switches, dove coal e’ il carbone e switches un mazzo di rametti con cui ti prende a sculacciate. Poi, ahime’, si diventa grandi, Santa ti leva dalla sua lista e i regali non solo tocca andare a comprarseli…ma, strazio degli strazi, pure impacchettarli con la carta regalo (wrapping paper) e farci il fiocco (bow o curly brow se e’ uno di quelli ricciolini). 

    Il capitolo sulle decorazioni lo cominciamo con il xmas tree. Le cose che si appendono all’albero (palle, angioletti, nutcrackers, etc..) si chiamano genericamente ornament. Le palle, in particolare, si chiamano baubles o piu’ semplicemente balls mentre i festoni che si fanno girare intorno ai rami si chiamano garland o tinsel. L’altro classico del Natale e’ il presepe ma, siamo franchi, qui non lo fa veramente nessuno. Giusto per amore di nozionistica, la traduzione in inglese e’ crib…o manger…o nativity. E, insomma, siccome non e’ una cosa comune non si puo’ neanche dire che una parola venga usata piu’ comunemente delle altre. I personaggi del presepe si traducono tutti piu’ o meno letteralmente dall’italiano (baby jesus, virgin mary, donkey & ox) con la sola eccezione dei re magi che normalmente vengono chiamati i 3 wise men. Per chi ha il pollice verde, infine, citiamo le decorazioni floreali: la stella di natale ha un nome che io ho sempre trovato simpatico (poinsettia) , il vischio viene tradotto in mistletoe e le corone da appendere alla porta si chiamano garland esattamente come i festoni dell’albero o wreath (come mi suggeriscono dalla regia)

    Dopo i regali e le decorazioni passiamo alla parte piu’ attesa da tutti (con l’acquolina in bocca)! Non ci saranno pandori e panettoni (mannaggia) ma anche qui Natale e’ sinonimo di leccornie e sfiziosita’. I dolci simbolo probabilmente sono i bastoncini zuccherati bianchi e rossi (candy canes) e i biscotti allo zenzero a forma di omino (gingerbread man) ma non dimentichiamoci anche gli s’mores con i marshmallows, i peppermint bark con menta e cioccolato ed i popcorn canditi. E adesso che mi sono fatto venire l’acquolina da solo vado a far saltare 4 caldarroste che magari non saranno proprio un simbolo del Natale ma a dicembre ci stanno sempre bene. 

  • Novembre 26, 2011 1:07 am

    Lesson #80

    Lezioncina illustrata per essere pronti ad affrontare la tipica situazione di quando state facendo shopping e date per scontato di sapere la parola ma poi, quando arriva la commessa, vi rendete conto che invece no. 

    In inglese scotch puo’ avere diversi significati: una persona che abita in Scozia, un alcoolico on the rocks, (raramente) il nastro adesivo o l’azione di interrompere di botto. A differenza dell’italiano, pero’, il tessuto a quadretti come quello qui a fianco non si chiama scozzese ma plaid.

    I pois si chiamano polka dots. Pare che nel periodo in cui i commercianti di tessuti cominciarono a introdurre queste stoffe in Inghilterra, verso la meta’ dell’Ottocento, la polka spopolasse e la parola venisse usata dai markettari dell’epoca un po’ come oggi si usa rock per connotare una cosa fica.

     Le strisce si chiamano stripes. Non importa che siano di quelle verticali o di quelle orizzontali (che, mi sa, andrebbero propriamente chiamate righe in italiano). In inglese sempre e solo di stripes si tratta. In particolare per le strisce fini fini del gessato si usa la parola pinstripe (strisce a puntina).

    E, per completezza, prima di chiudere, citiamo anche la tinta unita che in inglese si traduce, abbastanza letteralmente, in solid color

  • Novembre 18, 2011 12:37 am

    Lesson #79

    Oggi lezione di razza ! Anzi lezione SULLE razze (e sulle etnie). 

    L’America e’ un melting pot di persone diverse per colore della pelle, religione e cultura e, sebbene questi argomenti siano da prendere sempre con le molle (o forse soprattutto per quello) ci sono una serie di termini che aiutano a districarsi tra le differenze senza abbandonare il politically correct. 

    I bianchi vengono chiamati White o Caucasian. Non sono sicuro al 100% ma credo che nella maggior parte degli altri paesi di lingua inglese, Caucasian corrisponda all’italiano caucasico (nel senso di originario dell’area del Caucaso come gli Armeni e i Georgiani). Qui negli Stati Uniti, pero’, e’ sotto tutti i punti di vista un sinonimo (piu’ formale) di white. Interessante notare che per il censo americano appartengono a questa categoria anche gli arabi. Dico interessante perche’ se doveste chiedere alla Sciura Maria italiana piazzerebbe l’arabo sicuramente piu’ vicino al nero che al bianco.

    I neri vengono chiamati Black o African American. Mentre in italiano l’espressione “di colore” suona piu’ educata della parola nero qui e’ esattamente il contrario e l’aggettivo colored non va usato. Ovviamente non c’e’ neanche bisogno che vi dica che la N word e’ proprio fuori questione.

    Un gruppo che e’ un po’ piu’ difficile da definire sono gli Ispanici, tradotto in Hispanic o Latino. Fondamentalmente il termine identifica tutte le persone originarie dell’america centro-meridionale e (almeno stando al politichese) dovrebbe prescindere completamente dalla razza e dal colore della pelle. Nella realta’ dei fatti, pero’, non sono mica tanto sicuro che di fronte a un argentino di quelli biondi e pallidi con i bisnonni tedeschi userebbero uno di questi due termini. 

    Poi ci sono gli Asiatici (Asian), raggruppamento vasto ed eterogeneo che comprende sia le persone con i tipici tratti orientali (cinesi, giapponesi, etc..) che le persone originarie del subcontinente indiano che invece hanno la pelle scura e a cui ci si puo’ riferire anche con il termine South Asian. 

    Infine ci sono vari gruppi di native: American Indian (gli indiani pellerossa), Alaska native (a cui in Italia nel parlare comune probabilmente ci si riferirebbe con il termine eskimesi) e i Native Hawaiian (normalmente citati assieme ai Pacific Islander e che credo che in italia chiameremmo con una parola sola polinesiani).

    Chiudo il post con questa bella immagine tenerosa cosi’ se c’era qualcuno che pensava di dire cose fuori luogo nei commenti ci pensa due volte !

  • Ottobre 15, 2011 2:41 am

    Lesson #78

    Le risate allungano la vita !

    Ma ci sono tanti modi di ridere e a usare sempre la parola laugh si diventa noiosi e si perdono tutte le sfumature. Per questo oggi (con tanto di ausilio della grafica) andiamo ad approfondire il vocabolario di quelli con il cuor contento.   

    Per esempio quando ci si fa una risatina, si sogghigna o ti prende la ridarola (come succede qui sotto a Shirley Temple ) si usano i verbi giggle e chuckle .

    Se invece la risata e’ sguaiata e al limite del fastidioso (come quella di Adele che sembra tanto elegante e perfettina quando canta ma mi sa che, in realta’, e’ ‘na scaricatrice de porto) il verbo piu’ adatto e’ cackle

    In caso di risata nervosa (di quelle con la gocciolina che ti scende dalla fronte) c’e’ un verbo preciso preciso che e’ titter…anche se non e’ che sia proprio comunissimo

    Snicker, snigger, sniggle, sneer e, insomma, tutto quello che comincia per SN indica la risata carognetta come quella della mean girl qui sotto

    Infine quando la risata e’ grassa e vi state pisciando addosso dal ridere il verbo e’ cracking up  mentre se cercate un sostantivo potete usare guffaw