palbi

a blog about how neat it is to live in New York and yet how much it sucks not to be in Italy
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Also you may have noticed that the blog is in Italian. I could recommend you some hyper cool site for real time translation but such thing doesn't exist (I mean, not hyper cool ones) so if you are curious about anything in particular just ask me.

Commenti recenti

  • Febbraio 15, 2012 10:54 pm

    Lesson #84

    Sapete di cosa si sente la mancanza in questo mondo triste e scuro? Di un po’ di sana, vecchia tenerezza! E per questo oggi il nostro corso di inglese si prende l’incarico di portare nelle case degli affezionati lettori una pillolina poliglotta di dolcezza. 

    Ad aiutarci sono, come spesso accade, i nostri amici a 4 zampe, di cui a suo tempo abbiamo gia’ imparato i versi e come si fanno chiamare quando stanno in compagnia.

    Oggi, invece, parliamo di come si chiamano quando ancora sono cuccioli. 

    Il termine piu’ generico probabilmente e’ cub che si puo’ usare un po’ per tutto, dai leoncini, agli orsacchiotti fino ai castorini. Per pulcini, pollastrelle, passerotti e altri pennutti in fasce, invece, si usa il termine chick. Mentre per gli animali di taglia maxi (come mucche, elefanti e giraffe) la parola piu’ appropriata e’ calf.

    I cuccioli di cane - come questa faccia da schiaffi qui sotto -si chiamano puppies o pups.   Isn’t he cute?

    I micetti - vedi il tenerello nella foto - si chiamano kittens. Adorbz!


    E per finire eccovi un mortadellissimo maialino o, come si dice in inglese, piglet.


    Con questi che vi ho detto ve la dovreste cavare nel 99% dei casi ma, per chi e’ in vena di approfondimenti, vi lascio questo link dove trovate un elenco completo dei cuccioli, animale per animale 

  • Gennaio 22, 2012 5:05 am

    Lesson #83

    Bizzarrie della lingua inglese.

    “Buffalo buffalo Buffalo buffalo buffalo buffalo Buffalo buffalo” e’ una frase di senso compiuto e grammaticalmente corretta.

    A me suonava oscura ma con alcune precisazioni il significato si chiarisce immediatamente.

    Buffalo (con la B maiuscola) e’ il nome di una fredda cittadina dello stato di New York a poche miglia dal confine con il Canada, famosa quasi soltanto per come cucinano le ali di pollo fritte (le cosiddette Buffalo wings, per l’ appunto). Da notare che, come nel caso delle appena citate Buffalo wings o della New York pizza, quando c’e’ di mezzo una citta’ le regole del genitivo sassone si vanno a far benedire e la s con l’apostrofo (’s) si puo’ tranquillamente omettere. 

    Buffalo (nel senso di bisonte) al plurale fa…buffalo. Un buffalo, 2 buffalo, 3 buffalo…oppure anche buffaloes, eh

    Buffalo, infine, e’ anche un verbo che significa bulleggiare, intimorire. 

    Vi ricordo un’ ultima cosa e poi dovreste avere tutte le informazione per decifrare la frase degli 8 buffalo. Le proposizioni relative in inglese possono essere introdotte da that, da which…oppure da niente perche’ qui non piace sprecare fiato o inchiostro quando non e’ strettamente necessario.

    Adesso dovreste averlo capito, no? Cosa vuol dire“Buffalo buffalo Buffalo buffalo buffalo buffalo Buffalo buffalo” ?

  • Gennaio 12, 2012 9:04 am

    Lesson #82

    La lezioni di oggi e’ fatta un po’ col culo. Mica perche’ e’ tirata insieme alla meno peggio (magari un po’ anche per quello) ma piuttosto perche’ si tratta di una colta dissertazione sul singolare utilizzo della parola ass nella lingua americana come elemento rafforzativo del discorso. Prendi un aggettivo, ci appiccichi ass come fosse un suffisso e - boom (o prooot come sarebbe piu’ giusto dire)-  hai bello che creato un’espressione nuova che ha un tono piu’ incisivo, colloquiale e spiritoso della parola originale.

    Disclaimer: e’ un giochino che si puo’ fare praticamente con qualsiasi aggettivo ma prima di andare a strofinare il sedere in posti dove non dovreste vi consiglierei di fare pratica con alcune espressioni molto comuni. L’esempio piu’ facile e’ la parola bad-ass (con o senza il trattino in mezzo) che non significa cul malvagio ma un duro o, in un’accezione piu’ ampia, un fico generico.

    Per capirci, il tizio qui sotto c’ha proprio la faccia del badass

    Altro termine stra-usato e’ big-ass. Non vuol dire sederone ma grande in maniera esagerata. A pensarci bene bigass potrebbe essere la parola americana per antonomasia perche’ qui tutto (con la significativa eccezione del mio appartamento) e’ bigass: dai sandwich multistrati, ai macchinoni super-inquinanti, ai grattacieli con 100 piani. 

    Half-ass e’ il contrario sia di badass che di bigass. E’ un’espressione che si usa per indicare una cosa rachitica, pavida, insicura o fatta senza cuore. Tipo, l’impegno dei politici italiani nel ridursi lo stipendio mi sembra veramente half-assed. 

    Dumb-ass, invece, e’ un modo dei piu’ comuni per dare a qualcuno del cretino. Il termine italiano piu’ vicino probabilmente e’ tonto. Questo tizio qui, per esempio, secondo me c’ha proprio la faccia del dumb-ass.

    E poi ce ne sono tanti altri: crazy-ass per descrivere uno che e’ fuori di testa, fancy-ass per una cosa fighetta (in tono un po’ dispregiativo), lazy-ass per uno che e’ pigro (o che c’ha il culo pesante come si dice in italiano) e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.

  • Dicembre 18, 2011 11:35 pm

    Lesson #81

    Visto che ormai siamo agli sgoccioli e che ve l’avevo promesso ecco qua l’imperdibile lezione d’inglese sul lessico natalizio. 

    Ho diviso il post in 3 parti che sono i capisaldi di ogni Natale che si rispetti: i regali, le decorazioni e i dolci. Si ok, poi ci sono anche la famiglia, il volersi bene e la pace nel mondo ma, per brevita’, in questo post ci focalizziamo solo sulle cose veramente importanti.

    Babbo Natale qui si fa chiamare Santa Claus o semplicemente Santa. L’espressione Father Christmas esiste ma sinceramente non l’ho mai sentita usare nella vita reale…chissa’, forse in Inghilterra. Se hai fatto il bravo il vecchiardo ti riempie la calza (stocking) di regali. Tant’e’ vero che stocking stuffer e’ un modo comune di indicare un pensierino. Se, invece, hai fatto il cattivo ti meriti coal & switches, dove coal e’ il carbone e switches un mazzo di rametti con cui ti prende a sculacciate. Poi, ahime’, si diventa grandi, Santa ti leva dalla sua lista e i regali non solo tocca andare a comprarseli…ma, strazio degli strazi, pure impacchettarli con la carta regalo (wrapping paper) e farci il fiocco (bow o curly brow se e’ uno di quelli ricciolini). 

    Il capitolo sulle decorazioni lo cominciamo con il xmas tree. Le cose che si appendono all’albero (palle, angioletti, nutcrackers, etc..) si chiamano genericamente ornament. Le palle, in particolare, si chiamano baubles o piu’ semplicemente balls mentre i festoni che si fanno girare intorno ai rami si chiamano garland o tinsel. L’altro classico del Natale e’ il presepe ma, siamo franchi, qui non lo fa veramente nessuno. Giusto per amore di nozionistica, la traduzione in inglese e’ crib…o manger…o nativity. E, insomma, siccome non e’ una cosa comune non si puo’ neanche dire che una parola venga usata piu’ comunemente delle altre. I personaggi del presepe si traducono tutti piu’ o meno letteralmente dall’italiano (baby jesus, virgin mary, donkey & ox) con la sola eccezione dei re magi che normalmente vengono chiamati i 3 wise men. Per chi ha il pollice verde, infine, citiamo le decorazioni floreali: la stella di natale ha un nome che io ho sempre trovato simpatico (poinsettia) , il vischio viene tradotto in mistletoe e le corone da appendere alla porta si chiamano garland esattamente come i festoni dell’albero o wreath (come mi suggeriscono dalla regia)

    Dopo i regali e le decorazioni passiamo alla parte piu’ attesa da tutti (con l’acquolina in bocca)! Non ci saranno pandori e panettoni (mannaggia) ma anche qui Natale e’ sinonimo di leccornie e sfiziosita’. I dolci simbolo probabilmente sono i bastoncini zuccherati bianchi e rossi (candy canes) e i biscotti allo zenzero a forma di omino (gingerbread man) ma non dimentichiamoci anche gli s’mores con i marshmallows, i peppermint bark con menta e cioccolato ed i popcorn canditi. E adesso che mi sono fatto venire l’acquolina da solo vado a far saltare 4 caldarroste che magari non saranno proprio un simbolo del Natale ma a dicembre ci stanno sempre bene. 

  • Novembre 26, 2011 1:07 am

    Lesson #80

    Lezioncina illustrata per essere pronti ad affrontare la tipica situazione di quando state facendo shopping e date per scontato di sapere la parola ma poi, quando arriva la commessa, vi rendete conto che invece no. 

    In inglese scotch puo’ avere diversi significati: una persona che abita in Scozia, un alcoolico on the rocks, (raramente) il nastro adesivo o l’azione di interrompere di botto. A differenza dell’italiano, pero’, il tessuto a quadretti come quello qui a fianco non si chiama scozzese ma plaid.

    I pois si chiamano polka dots. Pare che nel periodo in cui i commercianti di tessuti cominciarono a introdurre queste stoffe in Inghilterra, verso la meta’ dell’Ottocento, la polka spopolasse e la parola venisse usata dai markettari dell’epoca un po’ come oggi si usa rock per connotare una cosa fica.

     Le strisce si chiamano stripes. Non importa che siano di quelle verticali o di quelle orizzontali (che, mi sa, andrebbero propriamente chiamate righe in italiano). In inglese sempre e solo di stripes si tratta. In particolare per le strisce fini fini del gessato si usa la parola pinstripe (strisce a puntina).

    E, per completezza, prima di chiudere, citiamo anche la tinta unita che in inglese si traduce, abbastanza letteralmente, in solid color