palbi

A blog about how neat it is to live in NY and yet how much it sucks not to be in Italy
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Commenti recenti

  • Maggio 17, 2012 8:01 am

    Dark Shadows e la mia personale raccomandazione agli autori di Beautiful

    Tim Burton alle prese con una soap opera non mi sarei mai immaginato di vederlo.

    Certo Dark Shadows e’ un film gotico, grottesco ed inequivocabilmente burtoniano nello stile ma altrettanto inequivocabilmente e’ una soap opera con tutti i crismi: Johnny Depp nel ruolo di Rigge il vampiro sciupafemmine, Michelle Pfeiffer che e’ la Stefani Forester della situazione e Eva Green che fa Alexis ‘a pazza 

    Il risultato sono un paio d’ore di buon intrattenimento. Non andrà dritto in cima alla lista dei capolavori di Tim Burton ma si fa guardare più che volentieri

    Piu’ interessante ancora del film, pero’, e’ la storia originale di Dark Shadows, una serie tv andata in onda alla fine degli anni ‘60 e di cui Tim Burton era fan da ragazzino. Il NY Times l’altro giorno aveva un articolo dove raccontava che la serie era nata come una soap opera tradizionale ma dopo le prime puntate gli autori - sull’orlo del licenziamento a causa dei pessimi ascolti - hanno deciso di giocarsi la carta della disperazione e hanno introdotto il personaggio del vampiro.

    Tipo, ve lo immaginate se in Beautiful, a un certo punto, invece del gemello cattivo o del personaggio che si credeva morto e invece no tirassero fuori uno zombie? Se ci pensate bene il livello di realismo sarebbe più o meno lo stesso…pero’ quanto più fico sarebbe!!!

  • Aprile 9, 2012 12:20 am

    The Hunger Games e il coefficiente paraculo

    Ho letto il libro di The Hunger Games la scorsa estate e l’ho trovato bello ma con un elevato coefficiente paraculo. The Hunger Games - il film - invece ha un coefficiente paraculo assai inferiore ma purtroppo e’ pessimo.

    Fatemi spiegare un po’ meglio cosa intendo per coefficiente paraculo. Nell’ambito della cosiddetta letteratura “young-adult” la paraculaggine autoriale si manifesta essenzialmente in 3 cose: 1) i personaggi sono tutti fighi in modo assurdo cosi’ sono gia’ pronti per la trasposizione cinematografica; 2) le storie d’amore sono raccontate in maniera morbosetta e con una certa preferenza per il triangolo che con gli adolescenti in tempesta ormonale ci si va sempre a nozze; 3) nei casi piu’ deprecabili, si cerca di far passare un intero sistema di valori come dato di fatto anziche’ rivelare in maniera trasparente che si tratta della personale (e piu’ o meno condivisibile) prospettiva religiosa/politica dell’autore. 

    In una scala da 0 a 10 - dove Harry Potter e’ un 2 e Twilight e’ un 26 - The Hunger Games (il libro) si aggiudica un voto paraculaggine di 7.5/8: abbastanza perche’ orde fameliche di adolescenti aspettassero ansiogene l’uscita del sequel in libreria e perche’, invece, al sottoscritto - che pure ha tutto sommato gradito la lettura del primo - non passi neanche nell’anticamera del cervello di continuare con il secondo.

    Il film sorprendentemente evita di cavalcare quest’onda paracula…anche se, ad essere onesto, io ho qualche dubbio che si tratti di una scelta consapevole di regista e produttori. Il fatto e’ che e’ venuto fuori un lavoro cosi’ insulso, superficiale e sfilacciato che si fa fatica a trovarci qualsiasi elemento di interesse. I dialoghi sono piatti, le scene d’azione loffe, l’adattamento della sceneggiatura salta di palo in frasca senza creare collegamenti tra una scena e l’altra e gli attori, anche se non sono pessimi, ciccano tutte (e dico tutte) le scene chiave. Mediocrita’…neanche di quella aurea.

  • Febbraio 11, 2012 8:41 pm

    gli ultimi 15gg al cinema

    The Woman in Black e’ il piú canonico dei film horror, con tanto di fantasma, casa stregata ed eroe solitario. Di conseguenza nei primi 45 minuti annoia perché non si inventa proprio niente di nuovo, ma negli ultimi 45 ti tiene incollato alla poltrona perché, ammettiamolo, i vecchi horror non li batte nessuno. Daniel Radcliffe se la cava egregiamente, anche se a volte ti viene voglia di gridargli “Tira fuori la bacchetta, tira fuori la bacchetta” e il film nel complesso si prende un bel 6 e 1/2. Fra l’altro davvero splendidi gli esterni girati tra le nebbie e i miasmi delle spettrali paludi dell’Essex

    Shame e’ la storia di due personalita’ patalogiche: fratello sessuomane e pippaiolo, sorella svaporata e con tendenze maniaco depressive. Sullo sfondo una New York divoratrice di anime. Allegria! Fra l’altro il film e’ stato girato quasi interamente in un raggio di 10 isolati da casa mia…cosa che non mi sorprende piu’ ma che, comunque, ti lascia sempre una strana impressione mentre sei seduto in sala e vedi sostanzialmente gli stessi sfondi che hai visto camminando da casa al cinema

  • Gennaio 29, 2012 7:57 am

    gli ultimi 15gg al cinema

    Che delusione Tinker Tailor Soldier Spy ! Hanno fatto bene i traduttori italiani a intitolarlo “La Talpa” cosí almeno uno andava al cinema senza troppe aspettative. Gli ingredienti ci sono tutti ma il cuoco sbaglia la cottura. Il film e’ il remake di una leggendaria serie televisiva inglese degli anni 70, schiera un cast stellare (e potteroso) guidato da un  Gary Oldman come sempre eccellente, grandi atmosfere, belle musiche, belle immagini. Ma dove il film fallisce in maniera abbastanza clamorosa e’ nel costruire tensione drammatica…e, siamo onesti, un film di spionaggio puó essere elegante quanto vuoi ma se non c’é suspence é noia. 

    I registi moderni c’hanno questa cosa che devono mescolare i piani temporali ad minchiam che se no pensano che i film diventano banali. Noi spettatori da anni ci sottoponiamo rassegnati alla tortura del flashback e del fastforward ma io adesso dico basta, a questo gioco al massacro non ci sto piu’. Per un buon 25 minuti sono stato convinto che la Tilda Swinton con i capelli lunghi fosse piu’ giovane della Tilda Swinton con i capelli corti…e quando finalmente ho capito che era il contrario sinceramente avrei voluto alzarmi in piedi e dirlo ad alta voce per avvisare tutti gli altri in sala. A parte questo, We need to talk about Kevin e’ un gran bel film che racconta in maniera intensa ed angosciante la genesi di una follia, il rapporto imperscrutabile tra una madre e suo figlio, il peso della vergogna e di come alla fine, in qualche modo, si deve sopravvivere.

  • Gennaio 14, 2012 1:02 am

    gli ultimi 15gg al cinema

    Cinema e’ un parolone! Il primo dei due film l’ho visto dal computer con quel classico effetto del coitus interruptus ripetutus di quando lo streaming si blocca ogni 10 minuti; il secondo in aereo e, oltre allo splendore dello schermo formato uno sputo per uno sputo e mezzo, ho pure il dubbio che l’esimia commissione montaggio della Delta Airlines abbia tagliato alcune scene un po’ truculente. 

    Di Source Code mi avevano detto peste e corna e, invece, alla fine della fiera e’ un film che non e’ ne’ brutto ne’ bello.

    Millemillesima variazione sul tema dei viaggi nel tempo e delle realta’ parallele, non brilla per originalita’ o spessore ma, perlomeno, e’ diretto e interpretato con ritmo e professionalita’. Nel contesto deprimente dei blockbuster hollywoodiani del periodo questo si lascia guardare piu’ di tanti altri.

    Chissa’ perche’ mi ero messo in testa che Drive fosse un mattonazzo di quelli da evitare come la peste. Avevo torto marcio. E’ uno di quei film di cui ti porti dietro le impressioni per tanto tempo dopo che esci dalla sala (o che scendi dall’aereo nel mio caso). Un pugno dritto nello stomaco tra lunghi silenzi, improvvise esplosioni di violenza e altrettanto inaspettati momenti di dolcezza. E su tutto questa colonna sonora che ti strega.