palbi

a blog about how neat it is to live in New York and yet how much it sucks not to be in Italy
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Commenti recenti

  • Febbraio 11, 2012 8:41 pm

    gli ultimi 15gg al cinema

    The Woman in Black e’ il piú canonico dei film horror, con tanto di fantasma, casa stregata ed eroe solitario. Di conseguenza nei primi 45 minuti annoia perché non si inventa proprio niente di nuovo, ma negli ultimi 45 ti tiene incollato alla poltrona perché, ammettiamolo, i vecchi horror non li batte nessuno. Daniel Radcliffe se la cava egregiamente, anche se a volte ti viene voglia di gridargli “Tira fuori la bacchetta, tira fuori la bacchetta” e il film nel complesso si prende un bel 6 e 1/2. Fra l’altro davvero splendidi gli esterni girati tra le nebbie e i miasmi delle spettrali paludi dell’Essex

    Shame e’ la storia di due personalita’ patalogiche: fratello sessuomane e pippaiolo, sorella svaporata e con tendenze maniaco depressive. Sullo sfondo una New York divoratrice di anime. Allegria! Fra l’altro il film e’ stato girato quasi interamente in un raggio di 10 isolati da casa mia…cosa che non mi sorprende piu’ ma che, comunque, ti lascia sempre una strana impressione mentre sei seduto in sala e vedi sostanzialmente gli stessi sfondi che hai visto camminando da casa al cinema

  • Gennaio 29, 2012 7:57 am

    gli ultimi 15gg al cinema

    Che delusione Tinker Tailor Soldier Spy ! Hanno fatto bene i traduttori italiani a intitolarlo “La Talpa” cosí almeno uno andava al cinema senza troppe aspettative. Gli ingredienti ci sono tutti ma il cuoco sbaglia la cottura. Il film e’ il remake di una leggendaria serie televisiva inglese degli anni 70, schiera un cast stellare (e potteroso) guidato da un  Gary Oldman come sempre eccellente, grandi atmosfere, belle musiche, belle immagini. Ma dove il film fallisce in maniera abbastanza clamorosa e’ nel costruire tensione drammatica…e, siamo onesti, un film di spionaggio puó essere elegante quanto vuoi ma se non c’é suspence é noia. 

    I registi moderni c’hanno questa cosa che devono mescolare i piani temporali ad minchiam che se no pensano che i film diventano banali. Noi spettatori da anni ci sottoponiamo rassegnati alla tortura del flashback e del fastforward ma io adesso dico basta, a questo gioco al massacro non ci sto piu’. Per un buon 25 minuti sono stato convinto che la Tilda Swinton con i capelli lunghi fosse piu’ giovane della Tilda Swinton con i capelli corti…e quando finalmente ho capito che era il contrario sinceramente avrei voluto alzarmi in piedi e dirlo ad alta voce per avvisare tutti gli altri in sala. A parte questo, We need to talk about Kevin e’ un gran bel film che racconta in maniera intensa ed angosciante la genesi di una follia, il rapporto imperscrutabile tra una madre e suo figlio, il peso della vergogna e di come alla fine, in qualche modo, si deve sopravvivere.

  • Gennaio 14, 2012 1:02 am

    gli ultimi 15gg al cinema

    Cinema e’ un parolone! Il primo dei due film l’ho visto dal computer con quel classico effetto del coitus interruptus ripetutus di quando lo streaming si blocca ogni 10 minuti; il secondo in aereo e, oltre allo splendore dello schermo formato uno sputo per uno sputo e mezzo, ho pure il dubbio che l’esimia commissione montaggio della Delta Airlines abbia tagliato alcune scene un po’ truculente. 

    Di Source Code mi avevano detto peste e corna e, invece, alla fine della fiera e’ un film che non e’ ne’ brutto ne’ bello.

    Millemillesima variazione sul tema dei viaggi nel tempo e delle realta’ parallele, non brilla per originalita’ o spessore ma, perlomeno, e’ diretto e interpretato con ritmo e professionalita’. Nel contesto deprimente dei blockbuster hollywoodiani del periodo questo si lascia guardare piu’ di tanti altri.

    Chissa’ perche’ mi ero messo in testa che Drive fosse un mattonazzo di quelli da evitare come la peste. Avevo torto marcio. E’ uno di quei film di cui ti porti dietro le impressioni per tanto tempo dopo che esci dalla sala (o che scendi dall’aereo nel mio caso). Un pugno dritto nello stomaco tra lunghi silenzi, improvvise esplosioni di violenza e altrettanto inaspettati momenti di dolcezza. E su tutto questa colonna sonora che ti strega.

  • Dicembre 10, 2011 11:02 pm

    gli ultimi 15gg al cinema

    Quando ho sentito del film su Marilyn il timore era di vedere l’ennesima sgallettata che le fa il verso in stile Valeria Marini al Bagaglino…anche perche’ Michelle Williams e’ tanto bella e tanto brava, i registi la amano ed e’ sempre accorta nella scelta dei copioni ma mica possiamo finta di non ricordarcelo che ha cominciato la carriera nei panni di quella mezza scema di Jen Lindley in Dawson’s Creek. E invece devo dire che la ragazza azzecca la parte in pieno. Non dico che sia un’interpretazione da antologia del cinema o che sbaragliera’ la concorrenza agli Oscar ma non le si puo’ togliere che e’ bravissima a stare in equilibrio tra leggerezza ed inquietudine e ritrarre il personaggio di Marilyn nelle sue contraddizioni: anima candida ma anche un po’ mignotta, immensamente fragile e, al tempo stesso, manipolatrice.  My week with Marilyn e’ un film ben fatto, pieno di charm ed eleganza con scene incantevoli girate nella campagna inglese e bellissimi costumi d’epoca. La pecca e’ un montaggio un po’ frettoloso, di taglio quasi televisivo, che impartisce un ritmo concitato anche quando il film funzionerebbe meglio prendendosi i suoi tempi ma, tutto sommato, e’ un peccato veniale. Curiosita’ potteriana: una particina ce l’ha anche Emma Watson qui nel suo primo ruolo post-Hermione e devo dire che, per quei 5min che e’ in scena, fa una bella figura. 

    Al mondo solo i francesi potevano avere abbastanza faccia tosta per fare un film muto nel 2011. E spiace ammetterlo, probabilmente solo i francesi potevano avere abbastanza savoir faire da riuscire a farne un mezzo capolavoro. The Artist e’ ambientato alla fine degli anni 20 e racconta la storia d’amore tra un divo del cinema muto la cui stella improvvisamente si eclissa e una giovane attrice che si trova catapultata dall’anonimato alla celebrita’ quando i film sonori soppiantano il muto. I 2 protagonisti sono quasi sconosciuti ma mostruosamente bravi. Jean Dujardin prima gigioneggia e poi sprofonda nella depressione come il migliore Mastroianni e Berenice Bejo e’ cosi’ piena di verve e energia che quando e’ in scena si riesce a guardare solo lei. E’ un film inusuale e un po’ magico e se avete occasione ve lo raccomando assolutamente. 

  • Novembre 14, 2011 8:49 am

    gli ultimi 15gg al cinema

    Vai al cinema convinto di vedere un film sopra le righe, eccentrico, visionario e non convenzionale e invece ti servono il piu’  banale dei polpettoni hollywoodiani, piatto, unimaginative e pieno di cliche’. The Rum Diary e’ tratto da un romanzo di Hunter Thompson come Paura e Delirio a Las Vegas, ha lo stesso protagonista (un Johnny Depp meno pimpante di tante altre volte) ma si sente la mancanza di quel talentaccio di Terry Gilliam alla regia e purtroppo della verve e originalita’ di quel film c’e’ poco o niente. Delusionissima

    Altro film, altra delusione. J. Edgar  e’ il biopic sulla vita di John Hoover, il controverso direttore dell’FBI che e’ stato alla guida del bureau per oltre 30 anni e lo ha trasformato da una sconosciuta agenzia governativa con pochi fondi nel nevralgico centro di potere che conosciamo oggi.

    DiCaprio e’ alla ricerca di un ruolo da Oscar (che dopo 10 anni di grandi film si meriterebbe anche), ma questa volta sembra aver scelto il copione piu’ con la testa che con il cuore e, diversamente dai protagonisti dei biopic piu’ riusciti di questi ultimi anni (come il machiavellico Servillo/Andreotti de Il Divo o lo sprezzante Langella/Nixon di Frost/Nixon) non riesce a perdersi dentro il personaggio o a trovare una chiave di lettura davvero suggestiva. Alla regia Clint Eastwood fa un lavoro ben modesto: montaggio pasticciato con i piani temporali che si confondono, cinematografia spenta e su tutto quella caratteristica patina di pesantezza che nei suoi film migliori si traduce in una sensazione opprimente ma di incredibile ed intima profondita’ del racconto mentre in quelli non riusciti, come questo, puzza di vecchio come la canfora. Clint c’ha 80 anni suonati e ha ancora l’energia di sparare un film all’anno; c’e’ da augurarsi che nei prossimi 10 (o 20) ritrovi anche la pazienza e magari di film ne faccia di meno ma torni a sfornare roba di eccelsa qualita’ come ci aveva abituato.