gli ultimi 30gg al cinema
La prima cosa che ti salta all’occhio quando vedi la locandina di Contagion e’ il cast stellare con 3 attrici che hanno vinto l’Oscar (Winslet, Cotillard e Paltrow) e 3 attori nominati (Fishburne, Law e Damon). La sorpresa e’ che, alla fine della fiera, tutti questi grandi nomi sono abbastanza superflui nell’economia del film. Posso concedervi che ci sono un paio di momenti pregevoli di Matt Damon ma gli altri 5 (benche’ alcuni siano tra i miei preferiti) potevano stare a casa e non cambiava quasi niente. Steven Soderbergh, a forza di girare gli Ocean , ormai e’ diventato sinonimo di casting bulimici…io, pero’, resto sempre dell’idea che gli attoroni li devi reclutare quando aggiungono spessore altrimenti rischi l’effetto da guest star di telefilm. La cosa bella del film, invece, e’ la maniera in cui, poco alla volta, ma inesorabilmente riesce a metterti addosso una sensazione di disagio e di minaccia che incombe: la cinepresa che, per un momento di troppo, indugia incerta su piccoli dettagli apparentemente insignificanti (come mangiare le noccioline al bancone di un bar o una stretta di mano) e li contamina col sospetto ; la colonna sonora che sembra quasi riprodurre il battito del cuore mentre man mano accelera ; la fotografia con le luci che ricordano il neon di un ospedale. Dopo che per un decennio filato i telegiornali hanno fatto di tutto per terrorizzarci a forza di reportage sensazionalistici su Sars, H1N1, mucca pazza e swine flu il film con tempismo perfetto ha beccato l’unica finestra di 6 mesi in cui non c’e nessuna pandemia di moda. Miliardi di incassi che sono andati a farsi benedire probabilmente ma per chi e’ in sala la sensazione di angoscia e’ tangibile come se fossimo in piena emergenza sanitaria.
Melancholia si apre sulle musiche di Wagner con una sequenza in slow motion di una bellezza visiva struggente. Dopo che per 9 minuti filati va avanti cosi’ pero’ io ero terrorizzato di essere ricascato un’altra volta in una trappola artistoide come il mai abbastanza vituperato Tree of Life. Invece al decimo minuto la sequenza finisce e comincia un film complicato ma molto bello che affronta 2 temi: la depressione e l’apocalisse. La melancholia del titolo, infatti, e’ sia la condizione patologica che affligge il personaggio interpretato dalla bravissima Kirsten Dunst (molti dicono superlativa, io mi limito a dire bravissima) sia il nome di un pianeta che entra in rotta di collisione con la terra. La giustapposizione di questi 2 temi, che lo so apparentemente e’ insensata o addirittura ridicola, da’ vita a un risultato stupefacente. Da una parte il senso di ineluttabilita’, paura ed impotenza di fronte alla catastrofe imminente, dall’altra la lotta personale della protagonista con la sua situazione di depressa ed il rapporto difficile, profondo e ricchissimo con la sorella interpretata da una Charlotte Gainsbourg brava almeno quanto la Dunst. Melancholia e’ meno provocatorio di tanti altri film di Lars Von Trier (sicuramente molto meno dello sgradevole Antichrist) ma senz’altro piu’ riuscito, piu’ intimo e piu’ toccante. Sul piano tecnico l’esecuzione e’ magistrale: una splendida fotografia, con la scena illuminata dalla luce celeste di Melancholia che splende nel cielo accanto alla luna ; la solita maniera personalissima di Von Trier di montare le scene con tagli brutali e quasi grossolani e la camera portata a mano, instabile e imprecisa ma grondante di pathos. Esteticamente bellissimo, emotivamente impegnativo…e a tratti un po’ monotono. Ma nel complesso una piccola meraviglia.

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