palbi

A blog about how neat it is to live in NY and yet how much it sucks not to be in Italy
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Commenti recenti

  • Aprile 9, 2012 12:20 am

    The Hunger Games e il coefficiente paraculo

    Ho letto il libro di The Hunger Games la scorsa estate e l’ho trovato bello ma con un elevato coefficiente paraculo. The Hunger Games - il film - invece ha un coefficiente paraculo assai inferiore ma purtroppo e’ pessimo.

    Fatemi spiegare un po’ meglio cosa intendo per coefficiente paraculo. Nell’ambito della cosiddetta letteratura “young-adult” la paraculaggine autoriale si manifesta essenzialmente in 3 cose: 1) i personaggi sono tutti fighi in modo assurdo cosi’ sono gia’ pronti per la trasposizione cinematografica; 2) le storie d’amore sono raccontate in maniera morbosetta e con una certa preferenza per il triangolo che con gli adolescenti in tempesta ormonale ci si va sempre a nozze; 3) nei casi piu’ deprecabili, si cerca di far passare un intero sistema di valori come dato di fatto anziche’ rivelare in maniera trasparente che si tratta della personale (e piu’ o meno condivisibile) prospettiva religiosa/politica dell’autore. 

    In una scala da 0 a 10 - dove Harry Potter e’ un 2 e Twilight e’ un 26 - The Hunger Games (il libro) si aggiudica un voto paraculaggine di 7.5/8: abbastanza perche’ orde fameliche di adolescenti aspettassero ansiogene l’uscita del sequel in libreria e perche’, invece, al sottoscritto - che pure ha tutto sommato gradito la lettura del primo - non passi neanche nell’anticamera del cervello di continuare con il secondo.

    Il film sorprendentemente evita di cavalcare quest’onda paracula…anche se, ad essere onesto, io ho qualche dubbio che si tratti di una scelta consapevole di regista e produttori. Il fatto e’ che e’ venuto fuori un lavoro cosi’ insulso, superficiale e sfilacciato che si fa fatica a trovarci qualsiasi elemento di interesse. I dialoghi sono piatti, le scene d’azione loffe, l’adattamento della sceneggiatura salta di palo in frasca senza creare collegamenti tra una scena e l’altra e gli attori, anche se non sono pessimi, ciccano tutte (e dico tutte) le scene chiave. Mediocrita’…neanche di quella aurea.

  • Aprile 5, 2012 10:38 pm

    uffi (cio)

    Piccola startup di belle speranze divide l’ufficio con startup un po’ piu’ grande ma assai sgangherata.

    Poi un giorno all’improvviso, startup un po’ piu’ grande, dopo anni sul filo del rasoio, sforna a sorpresa un giochino che va dritto al numero 1 dell’Appstore e da li’ non si schioda piu’.

    Nel giro di neanche un mese ex startup ora diventata grande azienda quotata in Borsa si compra la startup (ormai ex) sgangherata. 

    Morale della favola, piccola startup di belle speranze da una settimana all’altra si trova senza piu’ un ufficio.

    E insomma domani lasciamo il loft di Soho e questa pregevole vista e ci trasferiamo per un mese in uno shared space a Tribeca mentre cerchiamo una sistemazione definitiva. 

  • Marzo 30, 2012 12:06 am

    questione di stile

    Nell’armadio ho una dozzina di abiti che mettevo per andare al lavoro in una vita precedente. Adesso saranno ad occhio e croce 3 anni che non ne indosso piu’ uno.

    Oggi li ho visti li’ appesi belli in ordine e mi son detto: mo’ me li provo uno a uno e vediamo di quali riesco ancora a chiudere i pantaloni e di quali no.

    Poi ci ho pensato ancora un attimo e ho concluso che a volte a restare nel dubbio si sta meglio. 

  • Marzo 23, 2012 1:06 am

    Lesson #86

    La lezioni di oggi e’ sull’inglese startupparo…ovvero sulla fatica che si fa a conciliare l’entusiasmo americano dove tutto e’ sempre un po’ awesome con il disincantato sguardo dell’italiano dove tutto e’ sempre un po’ merdina.

    Presente quando leggete un articolo sull’ultima storia di successo nella Silicon Valley ed e’ tutto un gran parlare di rockstar, visionary e hackers? Mo’ vi spiego come vanno tradotti questi termini in italiano corrente e qual e’ il giusto peso che gli va dato.

    Prendete rockstar per esempio. Uno si pensa chissa’ che cosa ma in italiano direi che l’espressione corrispondente potrebbe essere “E’ uno valido”. Niente di piu’, niente di meno.

    Poi c’e’ il guru, termine che indica oltre a performance da rockstar anche una certa credibilita’ ed esperienza nel proprio settore. In italiano quella volta su 10 che siamo in vena di complimenti diremmo “E’ uno stimato” , le altre 9 volte butteremmo li’ qualcosa tipo “Nel giro lo conoscono tutti”

    Tra tutte queste espressioni la mia preferita in assoluto probabilmente e’ visionary. Le prime volte quando vedevo che qui la gente si descrive senza vergogna come visionary nel profilo di linkedin scuotevo la testa e pensavo “si, questo e’ visionario per davvero…nel senso che c’ha le visioni”. Poi col tempo, piu’ o meno nello stesso momento in cui mi rendevo conto che awesome non vuol dire proprio fantastico ma piuttosto qualcosa tipo “beh non fa neanche schifo”, ho imparato a dare il giusto peso e interpretare visionary piu’ modestamente come creativo  o innovativo. Cose che uno puo’ scrivere di se’ senza imbarazzi anche in italiano.

    Quelli che si divertono di piu’ con questi titoli di fantasia sono sicuramente i developer perche’,  in fondo in fondo (o anche non troppo in fondo) il developer resta sempre un bambinone. E quindi giu’ che si va con i vari hacker, ninja o sniper. In questo caso in italiano si utilizza abbastanza universalmente il termine smanettone. Cosa poi significhi esattamente smanettone sul piano etimologico e di che manetta si sta parlando e’ un’altra di quelle cose che non so di preciso, e forse e’ un bene che continui ad essere cosi’. 

  • Marzo 13, 2012 9:50 pm

    quei maledetti $201.88

    L’affitto quest’anno aumenta di $201.88 per arrivare a complessivi ottocentocinquatamilagigalioni di sesterzi al mese. Francamente troppo.

    Io faccio tanto il parla a vanvera e dico che sto pensando di trasferirmi a Brooklyn ma la verita’ e’ che sono troppo indaffarato pigro per prendere seriamente in considerazione l’opzione del trasloco.

    Quindi mi tocca fare di necessita’ virtu’ ed escogitare un piano per risparmiare questi maledetti $201.88. Piu’ facile a dirsi che a farsi, pero’, perche’ il sottoscritto e’ privo di vizi e piu’ invecchia piu’ diventa parco nei consumi.

    La prima idea era quella di tagliare il caffe’ della mattina (nei giorni infrasettimanali): il macchiato al Grumpy viene $3.50, moltiplicato per 20gg fa $70 tondi. Inoltre pensavo che potrei andare in ufficio a piedi…la sera gia’ lo faccio, che sono solo una ventina di isolati e a me e’ sempre piaciuto passeggiare, ma la mattina tendo a svegliarmi il piu’ tardi possibile e con la metro si fa piu’ in fretta. Ipotizzando di farsi la passeggiata solo se c’e’ il sole e una media di 4gg  di pioggia al mese, al costo corrente di $2.25/biglietto salta fuori un ulteriore risparmio di $2.25*(20-4)=$36

    Poi pero’ sono tornato in me e mi sono reso conto che il piano faceva acqua da tutte le parti: non solo mi rovinavo la giornata dalle prime ore del mattino ma finivo per risparmiare a malapena la meta’ di quello che mi servirebbe per andare in pari.

    Quando gia’ temevo di dover mettere in vendita qualche vecchio cimelio o cominciare ad affittare l’appartamento su airbnb ogni volta che sono fuori citta’, ecco che mi e’ venuta l’illuminazione!

    La risposta a tutti i miei problemi si chiama schiscetta! Facendo conto che un pranzo fuori viene tra gli $8 e i $15 e gli ingredienti per prepararlo a casa possono costarti forse tra i $3 e i $5, il risparmio va da un minimo di $60 a un massimo di $240/mese per una media piu’ che rispettabile di $150. Concedendosi qualche caffe’ in meno e facendosi la scarpinata una o due volte al mese ecco che riporto i conti in pareggio meglio di Mario Monti.

    E’ allora e’ ufficiale: da questa settimana si va a tutta schiscetta! 

    Devo confessare che sulle ricette schisciettare sono un po’ impreparato: ieri mi sono fatto una frittata con le patate, oggi cotoletta con insalata e pomodoro. Ma per domani…ho gia’ finito il repertorio. Suggerimenti dai miei stimati lettori?