The Hunger Games e il coefficiente paraculo
Ho letto il libro di The Hunger Games la scorsa estate e l’ho trovato bello ma con un elevato coefficiente paraculo. The Hunger Games - il film - invece ha un coefficiente paraculo assai inferiore ma purtroppo e’ pessimo.
Fatemi spiegare un po’ meglio cosa intendo per coefficiente paraculo. Nell’ambito della cosiddetta letteratura “young-adult” la paraculaggine autoriale si manifesta essenzialmente in 3 cose: 1) i personaggi sono tutti fighi in modo assurdo cosi’ sono gia’ pronti per la trasposizione cinematografica; 2) le storie d’amore sono raccontate in maniera morbosetta e con una certa preferenza per il triangolo che con gli adolescenti in tempesta ormonale ci si va sempre a nozze; 3) nei casi piu’ deprecabili, si cerca di far passare un intero sistema di valori come dato di fatto anziche’ rivelare in maniera trasparente che si tratta della personale (e piu’ o meno condivisibile) prospettiva religiosa/politica dell’autore.
In una scala da 0 a 10 - dove Harry Potter e’ un 2 e Twilight e’ un 26 - The Hunger Games (il libro) si aggiudica un voto paraculaggine di 7.5/8: abbastanza perche’ orde fameliche di adolescenti aspettassero ansiogene l’uscita del sequel in libreria e perche’, invece, al sottoscritto - che pure ha tutto sommato gradito la lettura del primo - non passi neanche nell’anticamera del cervello di continuare con il secondo.
Il film sorprendentemente evita di cavalcare quest’onda paracula…anche se, ad essere onesto, io ho qualche dubbio che si tratti di una scelta consapevole di regista e produttori. Il fatto e’ che e’ venuto fuori un lavoro cosi’ insulso, superficiale e sfilacciato che si fa fatica a trovarci qualsiasi elemento di interesse. I dialoghi sono piatti, le scene d’azione loffe, l’adattamento della sceneggiatura salta di palo in frasca senza creare collegamenti tra una scena e l’altra e gli attori, anche se non sono pessimi, ciccano tutte (e dico tutte) le scene chiave. Mediocrita’…neanche di quella aurea.
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